Reddito di cittadinanza: l’ammontare, i beneficiari ed i requisiti per poterlo ottenere

Reddito di cittadinanza: l’ammontare, i beneficiari ed i requisiti per poterlo ottenere

Operativo presumibilmente dal 27 aprile, il reddito di cittadinanza, il cui ammontare è 780 euro, viene riconosciuto a due fasce di destinatari: alle famiglie costituite da componenti con età superiore ai 67 anni verrà erogata la pensione minima di cittadinanza, ossia una integrazione di tutte le pensioni al di sotto della soglia di povertà. Il reddito di cittadinanza, invece, spetterà a tutti coloro che si troveranno al si sotto della soglia di povertà.



Ai cittadini ed alle famiglie che richiederanno il sussidio da 780 euro, viene però richiesto come requisito la ricerca assidua di un’occupazione da accompagnare con la frequenza di corsi di formazione ed 8 ore di lavoro nel proprio Comune di residenza. Rispetto al REI, ossia il Reddito di inclusione che offre un reddito massimo di quasi 540 euro, il RdC richiede requisiti ben più stringenti rispetto alla misura attualmente in vigore.
Per prima cosa, bisogna partire dal concetto di soglia di povertà. È considerato tale chi possiede un reddito inferiore ai 780 euro mensili in caso di nucleo familiare con un solo componente ed affitto/mutuo a carico; nel caso, invece, di nucleo con più componenti il reddito viene aumentato dello 0,4 per coniuge e 0,2 per figlio minore, sino ad un massimo di 2,1. Circa i requisiti reddituali, il reddito del singolo componente non deve essere superiore ai 6mila euro annui, cifra che sale fino a 7.560 euro se il beneficiario ha diritto alla pensione di cittadinanza. L’indicatore ISEE deve essere pari a 9360.

L’ammontare
La prestazione verrà fornita attraverso un accredito su una carta acquisti – una Postepay – che consentirà di pagare utenze e spese come affitto o mutuo e di prelevare contanti sino ad un massimo di 210 euro per l’acquisto di beni e servizi di base. In generale, l’importo del reddito viene determinato da due quote.
Una prima quota che è integrazione del reddito familiare e che ammonta ad una soglia massima di 6mila euro annui, 500 euro al mese per il singolo componente; in presenza di più componenti si arriva ad un massimo di 12.600 euro, cioè a 1.050 euro al mese.
La seconda quota è riconosciuta a nuclei che pagano l’affitto dell’abitazione ed è parte del canone annuo previsto dal contratto di affitto, sino ad un massimo di 3.360 euro all’anno, 280 euro al mese. Una seconda quota rientra nella parte dedicata a chi paga la rata del mutuo, fino ad un massimo di 150 euro al mese, per un totale di 1.800 euro annui.
Un aspetto importante della nuova misura è l’aumentare del RdC proporzionalmente, come accennato, al crescere dei componenti del nucleo familiare. Per un single senza reddito che paga l’affitto la quota base è 500 euro ai quali vanno aggiunti i sopra citati 280 euro del canone. Ciò comporterà un sussidio totale di 780 euro.
Per un nucleo, invece, di tre persone che paga l’affitto, con genitori disoccupati a reddito zero e figlio minorenne a carico, il reddito di cittadinanza del nucleo aumenta del 40% per il coniuge e del 20% per i figlio minore. In altri termini, l’importo della quota base va aumentato dello 0,4 e dello 0,2, per un totale di 280 euro, cui vanno aggiunti i 280 euro mensili d’integrazione per l’affitto. Totale: 1.080 euro.
Prendiamo invece il caso di una famiglia con 5 persone, genitori disoccupati a reddito zero e 3 figli minorenni a carico: il RdC aumenta del 40% per il coniuge e del 20% per ogni figlio minore. L’importo base va quindi aumentato dello 0.4 e dello 0,6, per 1.000 euro, ai quali vanno aggiunti i 280 euro mensili d’integrazione per l’affitto. Totale: 1.280 euro.

Chi ha diritto
Vediamo adesso le categorie di cittadini che hanno diritto alla misura.
a) Coloro che si trovano in stato di disoccupazione o inoccupati (chi ha perso il posto o chi non ha mai lavorato): sono esclusi coloro che hanno presentato dimissioni per la durata di un anno, così come detenuti e ricoverati in strutture statali;
b) Chi ha cittadinanza italiana o di paesi facenti parti dell’Unione Europea o sono familiari di un titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, o cittadini di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
c) Sono residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo;
d) Chi possiede un ISEE del nucleo familiare inferiore a 9.360 euro;
e) Chi possiede un reddito familiare inferiore a 6mila euro per un massimo di 9.360 euro per chi paga affitto o mutuo;
f) Chi possiede immobili, oltre alla prima casa, per un valore inferiore a 30mila euro;
g) Chi possiede un patrimonio mobiliare, quindi conti, carte, titoli, libretti, non superiori a 6mila euro; la soglia è incrementata fino a 2mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10mila euro, incrementati di ulteriori mille euro per ogni figlio successivo al secondo;
h) Nessun componente del nucleo deve possedere autoveicoli immatricolati da meno di 6 mesi, o con cilindrata superiore a 1600 euro CC e motoveicoli di cilindrata superiore a 250 CC, immatricolati nei 2 anni precedenti, navi o imbarcazioni da diporto;
i) Presenza di dichiarazione ISEE in corso di validità;
j) Anche coloro che lavorano, con contratto part-time, possono avere l’integrazione con RdC, purché non superi i 500 euro al mese.
k) Anche i beneficiari di NASPI ed altre prestazioni collegate allo status di disoccupazione sono compatibili con il RdC;
l) Chi percepisce l’assegno di accompagnamento, non può usufruire del RdC. Rimane però valido per chi ha altri trattamenti assistenziali in corso.



Le condizioni
I beneficiari del reddito di cittadinanza devono stipulare, presso un centro per l’impiego o un intermediario accreditato, un patto per il lavoro che richiede una serie di adempimenti. Nella fattispecie il beneficiario, sottoscrivendo il patto, si obbliga a:
a) collaborare con l’operatore che deve redigere il bilancio delle competenze, per definire il contenuto del patto per il lavoro;
b) accettare espressamente gli obblighi e rispettare gli impegni previsti nel patto per il lavoro;
c) registrarsi sull’apposita piattaforma digitale, e consultarla quotidianamente;
d) svolgere attività di ricerca e attiva di lavoro, secondo le modalità definite nel patto;
e) accettare di essere avviato ai corsi di formazione o riqualificazione professionale, o ai progetti per favorire l’auto-imprenditorialità, secondo le modalità individuate nel patto, tenuto conto del bilancio delle competenze, delle inclinazioni professionali o di eventuali specifiche propensioni;
f) sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate;
g) accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue; in caso di fruizione del beneficio in fase di rinnovo, deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua;
h) dare la propria disponibilità per progetti di benessere collettivo e sociale.

Le offerte di lavoro e la possibilità di rifiuto
In ultima analisi ci soffermiamo su uno degli aspetti più spinosi del nuovo sistema, quello legato all’accettazione o rifiuto delle offerte di lavoro. Vediamo di capirci qualcosa.
A livello generale, chi percepisce il reddito di cittadinanza deve accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue. Ma cosa si intende per “congruo”? La disciplina sul punto è molto specifica.
Se il lavoratore percepisce il sussidio da non più di 6 mesi, l’offerta deve, dal punto di vista della coerenza professionale, riguardare uno dei settori sottoscritti dal patto di servizio. La retribuzione offerta, inoltre, deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito. La distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 100 km dalla residenza dell’interessato, o comunque deve essere raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta; la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di seconda offerta; la sede di lavoro può trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta. Per chi percepisce il reddito da oltre 6 mesi, stanti le prescrizioni circa coerenza professionale e retribuzione, la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 100 km dalla residenza dell’interessato; non può essere superiore a 250 km in caso di seconda offerta e può trovarsi dovunque nel caso di terza offerta. Per chi ha ottenuto il rinnovo, invece, l’offerta di lavoro può trovarsi ovunque.
Le offerte, infine, possono essere a tempo indeterminato o a termine, con contratto di somministrazione, con una durata di almeno tre mesi. (Avv. Antonio Cormaci)

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