Misure di prevenzione o prevenzione nelle misure?

Misure di prevenzione o prevenzione nelle misure?

Le misure di prevenzione sono misure che, seppur prive della soluzione penale, incidono sulla libertà della persona agevolando il controllo e la vigilanza degli organi preposti a prevenire la commissione di reati: vi è l’esigenza di tutela della sicurezza indipendentemente dalla commissione del reato. Sono divenute istituto diretto a contenere la criminalità organizzata.
I beni vengono prima sequestrati e all’esito del contraddittorio confiscati non a titolo di sanzione o misura di sicurezza, ma perché accentuano la pericolosità della persona.
Gran parte della dottrina diffida perché fondate sul mero sospetto con l’ordinamento democratico; la giurisprudenza ha, invece, coniugato le esigenze di prevenzione con il rispetto dei diritti riconoscendo questa disciplina nell’ambito dei principi fondamentali.
La sentenza n. 2/1056 fissa i principi che riconducono le misure di prevenzione nell’ambito dei principi costituzionali: necessità di accertare i fatti, obbligo di motivazione, divieto di discriminazione, esercizio del diritto di difesa.



Evoluzione storica
Le misure di prevenzione, previste dalla 1423/56, sono estese con la l. 75/1965 (legge antimafia) alla persona indiziata di appartenere ad associazioni mafiose. Successivamente la l. 152/1975 estende la disciplina ad ulteriori categorie di pericolosità per prevenire diverse forme di fenomeni successivi. La legge 646/82 (Rognoni – La Torre) introduce nuovi istituti del sequestro e della confisca diretti a sottrarre beni illecitamente acquisiti da soggetti cui sono applicabili misure di prevenzione personali previste dalla l. 575/75.
Seguono plurimi interventi legislativi e, con la l. 109/96, si prevede anche il riutilizzo per fini sociali dei beni immobili confiscati con l’obiettivo di restituirli alla collettività.
Con l. 92/2008 conv. dalla l. 25/2008, viene estesa l’applicazione della legge antimafia agli indiziati della commissione di uno dei delitti previsti dall’art. 51, c. 3 bis c.p.p. e alle persone pericolose dedite a traffici delittuosi che vivono abitualmente col provento dell’attività delittuosa. Avviene, quindi, l’applicazione disgiunta delle misure patrimoniali indipendentemente dall’irrogazione della misura personale, rimuovendo il principio di accessorietà. Con d. lgs 159/2011, si adotta un vero e proprio codice antimafia e si riorganizza la sola materia delle misure di prevenzione. Le lacune di tale d. lgs sono alla base delle modifiche succedutesi negli anni.

Natura
La natura è desunta dalla funzione di neutralizzare la situazione di pericolosità insita nel permanere della ricchezza nelle mani di chi può continuare ad utilizzarla per produrre altra ricchezza attraverso la perpetrazione dell’attività illecita.
La Cassazione aveva proposto la teoria del tertium genus tra sanzione penale e provvedimento di prevenzione equiparato ad una sanzione amministrativa che produce gli effetti della misura di sicurezza prevista dall’art. 240 c. 2 c.p., ma le contraddizioni della giurisprudenza hanno alimentato la tesi sulla natura sanzionatoria della confisca di prevenzione. La giurisprudenza successiva ritiene la confisca ancora tertium genus, archiviata poi dalle Sezioni Unite.

Cedu
Secondo l’art. 1 del protocollo addizionale n. 1: ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di pubblica utilità ed alle condizioni previste dalla legge e dai principi generali di diritto internazionale. Le disposizioni precedenti non ledono il diritto degli stati di applicare quelle leggi che giudicano necessarie per disciplinare l’uso dei beni in relazione all’interesse generale o per assicurare il pagamento delle imposte e di altri tributi o ammende.
La Corte europea riconosce la confisca antimafia come misura di prevenzione e non sanzione penale, inquadrabile nella disposizione ora citata. Diversamente sarebbe snaturato l’istituto e si imporrebbe l’applicazione di principi tipici del sistema penale, incompatibili col sistema delle misure di prevenzione (art. 7 Cedu).
Per la Corte, la misura ha una funzione ed una natura ben distinte rispetto alla sanzione penale: mentre quest’ultima tende a sanzionare la violazione di una norma penale, ed è subordinata all’accertamento di un reato o della colpevolezza dell’imputato, la misura di prevenzione non presuppone un reato e tende a prevenire la commissione da parte di soggetti ritenuti pericolosi.
La confisca antimafia rientra tra quelle misure necessarie e adeguate alla protezione dell’interesse pubblico. Non può essere paragonata a una sanzione penale secondo i tre criteri individuati dalla stessa Corte per affermare che una misura riveste carattere penale ai fini della Convenzione: la qualificazione nel diritto interno, la natura della sanzione, la severità della sanzione.
L’ingerenza nel godimento del diritto al rispetto dei beni, garantito dall’art. 1 è ritenuta proporzionata al legittimo scopo perseguito, rappresentato da una politica di prevenzione della criminalità per la cui attuazione il legislatore deve avere ampio margine di manovra sia sull’esistenza di un problema di interesse pubblico, sia sulla scelta delle modalità applicative di quest’ultima. L’ingerenza va valutata tenendo conto che il fenomeno della criminalità organizzata ha raggiunto, in Italia, dimensioni davvero preoccupanti. I guadagni smisurati che le associazioni di stampo mafioso ricavano dalle loro attività illecite danno loro un potere la cui esistenza mette in discussione la supremazia del diritto nello Stato.
Quindi i mezzi adottati per combatter questo potere economico e in particolare la confisca controversa, possono essere indispensabili per poter efficacemente combattere tali associazioni.
La Corte europea esclude anche la violazione dell’art. 4 protocollo n. 7 alla Convenzione relativo al divieto del ne bis in idem in quanto le misure di prevenzione non importano un giudizio di colpevolezza, ma hanno lo scopo di impedire il compimento di atti criminali e non possono essere paragonate ad una pena. Pertanto, il relativo procedimento non può avere ad oggetto la fondatezza di una accusa penale.
La Corte europea ha poi riconosciuto la compatibilità di misure analoghe alla confisca di prevenzione, qualificate come actiones in rem, richiamando i principi espressi nelle sentenze relative alla confisca di prevenzione.
Anche la Corte di cassazione, sulla scia delle recenti sentenze della Corte EDU sull’inammissibilità delle confische senza condanna ha affermato la compatibilità della confisca di prevenzione alla Convenzione per la sua natura preventiva.

Ordinamento tedesco
Non è particolarmente rilevante l’ormai risalente Ley de Vagos y Maleantes del 1933, peraltro molto simile alla nostra legge del 1956 che fu poi modificata nel 1970 in Spagna con la Ly sobre peligrosidad y rehabilitaciòn social perché riguarda ancora, almeno nella sua originaria formulazione, i vagabondi, i ruffiani, chi esercita prostituzione, i mendicanti, gli ubriachi abituati ed i tossicomani, ecc., cioè in definitiva tipologie d’autore, da noi ormai in parte superate con riferimento agli atti preparatori, obiettivamente rilevanti, oppure agli elementi di fatto che sembrano avvicinare maggiormente, pur senza contraddizioni, il modello italiano delle misure di prevenzione alla categoria dei reati.
Venendo ai tempi poi più recenti, assume particolare rilevanza la OrgKGesets del 15/7/1992 che ha introdotto nel codice penale tedesco sia un nuovo tipo di pena pecuniaria, la c.d. pena patrimoniale, nonché la c.d. acquisizione pubblica allargata, accanto alla tradizionale confisca. Ciò che più rileva, è che la pena patrimoniale, a differenza della confisca per equivalente accentua di più tali rilievi critici. Ciò che è assimilabile al nostro modello delle misure di prevenzione è la cd. acquisizione pubblica che è stata estesa anche ai casi in cui i sia soltanto il sospetto che il profitto derivi dal reato. Anche in questi casi, la dottrina tedesca si è fortemente lamentata e le obiezioni riguardano l’incompatibilità con il principio della responsabilità penale atteso che con la pena patrimoniale possono essere colpiti anche i congiunti incolpevoli che traggono sostentamento dal patrimonio dell’autore, il conflitto con la presunzione di non colpevolezza, comportando l’acquisizione pubblica l’onere della prova; il contrasto con il principio di uguaglianza poiché sarebbero privilegiati coloro che sono stati condannati ad una pena inferiore; il possibile conflitto col principio di garanzia della proprietà privata previsto dall’art. 14 della Costituzione di Bonn. Nonostante le critiche, gli istituti sono rimasti inalterati nel sistema penale tedesco anche se la pena patrimoniale risulti simile alla confisca dei beni fu introdotta in Italia quale sanzione per gli autori di crimini fascisti .
Ciò dimostra come i legislatori dei diversi paesi europei e non hanno potuto continuare nell’utilizzazione delle c.d. pene di sospetto. Ma, al di là di tutto, i legislatori hanno ritenuto che era preferibile utilizzare misure molto più duttili rispetto a quelle che nessuno contesta appartenere al diritto penale, ma senza le rigidità che comporta lo stesso diritto penale.



Pericolosità sociale: tra la medicina-psichiatria, il diritto e “l’intuito”
Per pericolosità sociale si può intendere, risalendo alle origini, in epoca positivista, alla l. n° 36/1904 sui manicomi al cui art. 1 si subordinava il ricovero obbligatorio nel manicomio al fatto che il soggetto risultasse “pericoloso a sé od altri”. Già da ciò si desumente la genericità del concetto di pericolosità sociale perché bastava che un soggetto andasse in incandescenze perché venisse ricoverato nel manicomio rimanendo, se necessario, per tutta la vita.
All’art. 203 del codice del 1930 si è tentato di dare una definizione alla pericolosità sociale, subordinandola a due requisiti: la commissione di un reato o quasi reato e la probabilità che il soggetto commettesse “nuovi fatti preveduti dalla legge come reati”. Tale definizione era dunque collegata alla capacità a delinquere ex. art. 133 c.p. che esprimeva solo la possibilità di commissione in futuro di fatti di reati.
Con legge Gozzini, la mini riforma penitenziaria del 1986, vennero eliminate le ipotesi di pericolosità presunta, come quella legata al concetto di infermità mentale che non accertava l’automatica conseguenza della pericolosità sociale. Pertanto si assisteva a conflitti tra giudice, PM, perito e consulente tecnico laddove i primi chiedevano ai secondi se il soggetto fosse anche pericoloso. Nella lettura criminologica, in merito alla valutazione dei giudizi prognostici, si asserisce che questi non dovrebbero essere intuitivi clinicamente perché comportano l’utilizzo delle tavole predittive. Contrasti però tra i criminologi hanno messo in crisi il concetto di pericolosità sociale dovuta proprio alla difficoltà empirica della prognosi di pericolosità. Da ciò si deduce il contrasto tra il concetto di pericolosità sociale ed il principio di determinatezza.
Le problematiche si accentuano in tema di misure di prevenzione in quanto non è neppure possibile fare riferimento ad un reato o quasi reato ma le misure in oggetto sono praeter delictum. Dunque, il concetto di pericolosità risente del carattere “intuitivo” per cui “la sua congenita incompatibilità con qualunque procedura di falsificazione logica”; per cui “lo iato tra il libero convincimento del giudice e l’arbitrio è sostanzialmente impercettibile”. (Dott.ssa Antonietta Maria Altomonte)

Note bibliografiche:
– Fiandaca, voce Misure di prevenzione Dig. Disc. Pen. Vol. VIII, Torino 19954, 123.
– Cass. Pern. Sez. Uni., 3 luglio 1996, dep. 17 luglio 1996 n° 18.
– Cass. Pen. , Sez. V, 13 novembre 2012, dep. 25/3/2013 n.° 140449.
– Cass. Pen. 17/5/2013, dep. 23/9/2013 n° 39204.
– Corte Eu. Dir. uomo, 8 giugno 1076, Engel c. Paesi Bassi.
– Corte Eu. Dir. Uomo, 12 maggio 2015, Gogitdze e altri c. Georgia.
– Vassalli G., La confisca dei beni – Storia recente e profili dogmatici, Padova, 1951.
– Il Criminal forfeture ed il Civil forfeture, nonché soprattutto i presupposti del RICO forteture che avvicinano decisamente la misura in esame alle nostre misure di prevenzione, cfr. Maugeri, le moderne sanzioni, cit., 247 ss. E 279 ss.
– Per un maggiore approfondimento, Manna, voce Trattamento medico-chirurgico, ED, XLIV, Milano, 1992, 1301-1302.
– Padovani, La pericolosità sociale sotto il profilo giuridico, in Psichiatrica forense generale e penale, in Ferracuti, Trattato di criminologia, medicina criminologica e psichiatrica forense, XIII, Milano, 1990, 313 ss.
– Petrini cit., 294-295; Manna, Imputabilità, pericolosità e misure di sicurezza: verso quale riforma? 1994, 1426 ss.
– Hassemer. Ueber die Beruecksichtigung von Fogen bei der Auslegung der Strafgeze, in Festscrift fuer Coing, 1982, 493 ss., 503 ss.
– Mangione, op. cit., 97.

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